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Queste sono le macchine fotografiche che ho posseduto in vita mia, da quando avevo tredici anni all'ultima, acquistata verso la fine del 2007. Ne conservo ancora quattro, anche se, convertito ormai alla fotografia digitale, è l'ultima quella che uso di più. |
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![]() L' EURA FERRANIA è stata la mia prima macchina fotografica che la Befana mi portò nel lontano 1959, a tredici anni. Era un piccolo mastodonte in plasticaccia e costava all'epoca ben 2650 lire che, tradotte nella valuta attuale, senza tener conto di inflazione e costo della vita, suonerebbero come 1,37 euro! Aveva un unico tempo di esposizione, forse un cinquantesimo, e due aperture di diaframma: 8 e 12! La pellicola era il 6 X 6, lo stesso delle molto più blasonate Rolleiflex e Hasselblad e la macchinetta sopperiva con il negativo di grande formato alle carenze dell'obiettivo fornito di un'unica lente. Aveva la messa a fuoco manuale da un metro all'infinito e la precisione del mirino, specialmente alle distanze ridotte, lasciava molto a desiderare. Era poco più di un giocattolo, ma per qualche anno fu l'unica macchina fotografica presente in famiglia. La usai per l'ultima volta nel 1970, quando la macchina che avevo all'epoca si era guastata. Smise di funzionare in seguito a una caduta accidentale. | |||||||||||||
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![]() Con i soldi guadagnati con un lavoretto estivo mi comprai nel '62 o nel '63 la mitica AGFA SILETTE I, la mia prima vera macchina fotografica. Non ricordo esattamente il suo prezzo all'epoca, ma doveva aggirarsi attorno alle quindicimila lire. Aveva un obiettivo da 45 mm e l'apertura massima di diaframma era 2,8. Era dotata di ben tre velocità di esposizione: la posa B, 1/60 e 1/125! Il mirino non era molto preciso e la messa a fuoco era manuale come, ovviamente, l'esposizione. Dopo di me la usò mio fratello. Un giorno l'otturatore si guastò, ma a quei tempi si aggiustava tutto. Cessò anch'essa di funzionare in seguito a una caduta accidentale. | |||||||||||||
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![]() Nel 1970 avevo ormai uno stipendio assicurato tutti i mesi e decisi di fare un salto di qualità. Consigliato da un amico che consideravo più esperto e che in verità ne sapeva quanto me, e da un negoziante che evidentemente non vedeva l'ora di sbarazzarsi di un fondo di magazzino, acquistai una ZENIT 4 di fabbricazione russa che mi era stata presentata come una evoluzione della mitica Zenit E e che invece, lo appresi dopo, era solo un tentativo di plagio di una macchina tedesca, la Voigtländer Bessamatic. Era una macchina reflex che sembrava offrire buone prestazioni ad un prezzo vantaggioso (dai cinquanta ai sessantamila lire, non ricordo bene). Aveva un esposimetro esterno e l'ottica, un 50 mm con apertura massima 2,8 era passabile. L'otturatore era dotato di tempi da 1 secondo a 1/500, ma era pesante e aveva una meccanica molto fragile, tanto che mi si guastò diverse volte. Qualche anno dopo, quando ero già passato a una macchina di ben lunga superiore, la regalai a un'amica... ma non sono sicuro di averle fatto davvero un piacere! | |||||||||||||
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![]() Nel 1973 riuscii finalmente ad acquistare la mia prima vera reflex, una CANON FTB molto apprezzata negli anni '70. La pagai circa centotrentamila lire che corrispondevano grossomodo a uno dei miei stipendi di allora. L'anno dopo riuscii a dotarla di un grandangolo di 28 mm e di un tele da 125, entrambi originali, nonché di tubi di prolunga e di un soffietto per macrofoto, ma l'attrezzatura mi fu rubata nel '79 o nell'80 in occasione di un furto in casa. | |||||||||||||
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![]() Nell'80, non senza qualche piccolo sacrificio, sostituii l'attrezzatura Canon con una Olympus OM2 semiautomatica con priorità dei diaframmi e, oltre al normale da 50mm, diaframma 1,8, la dotai di una discreta batteria di obiettivi originali: un 24 mm, un 35 mm e uno zoom 75-110. All'inizio degli anni novanta sostituii il 35 e il 50 con un secondo zoom Tamrom 28-75. La usai moltissimo fino al 2001, quando, avendola lasciata per qualche minuto in auto, mi fu rubata con tutta l'attrezzatura. Era la prima volta che la lasciavo in macchina e non era nemmeno in vista! | |||||||||||||
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![]() Evidentemente in vita mia non ho avuto molta fortuna con le macchine fotografiche! Alla fine degli anni '80, quando vinsi il concorso direttivo, i miei alunni vollero regalarmi una Olympus XA, il mitico "Ovetto", così detta per via del coperchio scorrevole che ricordava la forma di un uovo. Era un piccolo gioiello che stava in tasca, ma nel '90, durante un viaggio in India, non la trovai più nella borsa dell'attrezzatura. O l'avevo appoggiata da qualche parte dimenticandomene, o forse fu un furto con destrezza di cui mi accorsi solo un paio di giorni dopo. Mi dispiacque moltissimo, anche per il suo valore affettivo. | |||||||||||||
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![]() A metà circa degli anni '90 mi imbattei in una Olympus OM1 di occasione, completamente manuale. Anche se non mi serviva granché, non riuscii a resistere dall'acquistarla. Dopo il furto della Olympus OM2 la dotai di un paio di obiettivi zoom, ma in realtà la usai pochissimo. Dato che macchine come questa hanno ancora un mercato, più volte mi è venuto in mente di provare a venderla, ma poi ho sempre lasciato perdere. La conservo ancora, anche se tra un po' sarà un pezzo di antiquariato! | |||||||||||||
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Sempre a metà degli anni '90 la borsa dell'attrezzatura cominciava a diventare un po' troppo pesante, anche perché alla macchina fotografica avevo aggiunto una telecamera da 8 mm. Così passai all'ennesima Olympus, la IS100, una specie di reflex compatta con uno zoom fisso da 28 mm a 110. Nelle intenzioni avrebbe dovuto sostituire la Om2 e tutti i suoi obiettivi. In realtà la qualità ottica non era la stessa, anche se per le foto delle vacanze poteva andare benissimo. Se non cambia qualcosa, posso dire che questa sia stata la mia ultima macchina a pellicola. L'ultimo rullino che ho comprato risale ormai a tre anni fa e lo conservo ancora nel frigo, dato che non l'ho mai usato, perché avevo già acquistato la mia prima macchina digitale! | |||||||||||||
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![]() Ed eccola, la mia prima tentazione digitale, una Vivitar Vivicam 3746 con ben 3,1 Megapixel che nel 2003 erano comunque di tutto rispetto! Dopo il furto della Om2 avevo quasi smesso di fotografare, ma con questa macchinetta mi è tornata la voglia. Del tutto automatica, l'ho usata per quattro anni e, pur essendo passato a una macchina un po' più accessoriata, la tengo di riserva, non si sa mai! | |||||||||||||
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![]() E questa è l'ultima, almeno per il momento e non poteva che essere un'altra Olympus, la Sp550UZ. Compatta con 7,1 megapixel, ma anch'essa di tutto rispetto. Richiama un po' nella forma una reflex, ma è dotata un buon obiettivo fisso che equivale a uno zoom 28-510, anche se bisogna ammettere che alla focale più lunga le immagini lasciano un po' a desiderare. Sembra un piccolo computer portatile, con una serie di programmi di ripresa, dal tutto automatico al tutto manuale. Anche troppo! Si arriva a usare, infatti, una minima parte delle sue possibilità! Ho letto e riletto molte volte il libretto di istruzioni, ma finisco per usarla il più delle volte in modo del tutto automatico. All'inizio, quando ero un fanatico fotoamatore che sviluppava e stampava da sé le foto in bianco e nero, con un tentativo abortito sul nascere di stampare anche quelle a colori, sarei inorridito alla sola idea di fare tutto in automatico, ma ho cambiato idea. Sarà l'età? | |||||||||||||
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